lunedì, novembre 29, 2010

 

I GALLI E I GRILLI.........By Peppe Rifiorati

I G A L L I E I G R I L L I
Pianopoli 1944

Le Forze Armate Alleate, passate veloci per la Calabria, stentavano a risalire la Penisola. Nell’attesa della vittoria finale, a Pianopoli, si passava le giornate affollando il corso e llu bar e Micu. (bar Domenico Ceniviva) E si parlava, si urlava, si arringava. Ognuno aveva qualcosa da dire e lo diceva sfoggiando la propria cultura, la propria esperienza, la propria fantasia. Sembrava ci si volesse rifare di tutti i silenzi impostici dal passato regime.

La guerra aveva portato morte e miseria, ma il Ventennio, a Pianopoli, era passato relativamente tranquillo. I pochi gerarchi erano stati discriminati in poche battute dal competente Tribunale alleato e lo stesso Zaccone, l’unico antifascista dichiarato del paese , che aveva trascorso quasi l’intero ventennio al confino, non osava muover loro alcuna accusa

Tandu i pianopoletani erano compatti come una pigna e, anche se ogni pignuolo aveva una diversa idea politica, si volevano tutti egualmente bene: la gioia di uno era la gioia di tutti, il dolore di uno il dolore di tutti. I più seriosi si mescolavano ai i più rumorosi e con loro si contendevano la platea. Ma i più turbolenti erano i ragazzi, i quali, assetati di novità, pendevano dalle labbra di Zaccome..Questi, che in quei giorni contava molto sia in Comune che in Caserma, si dichiarava comunista libertario e aveva portato dal confino e le divulgava soprattutto tra i giovani, idee anarchiche che ognuno, a sua volta, diffondeva secondo una sua propria interpetrazione, creando, nella Comunità, una enorme confusione.

In questo contesto paesano, che i giovani faranno bene a farsi meglio illustrare dai nonni, alcuni personaggi di allora, come Camerinu, u Bardascinu, Giuanni Aculinu e tanti altri rimangono ancora nella simpatia degli anziani di oggi. Erano personaggi che davano tanta allegria e davano lo spunto ad ogni tipo d’ironia e di sarcasmo.

Un pomeriggio, Giuanni Aculinu (Giovanni Catroppa) arringava la folla assiepata davanti allu bar e Micu. Cercava di dire, con le argomentazioni più colorite, che il tempo in cui comandavano i gerarchi ed i padroni era finito e che finalmente la democrazia avrebbe dato tutti i poteri al popolo sovrano. Il discorso era stato spesso interrotto da applausi, ma anche da fischi ed altri chiassosi dissensi. I convenuti esplosero, però, in un grande interminabile applauso quando Giuanni Aculinu, a conclusione del suo dire , gridò: “è finito il tempo in cui i galli mangiavano i grilli. E’ giunta l’ora che i grilli mangino i galli.”

Tra i ragazzi divertiti e plaudenti, ce n’era uno che stava preparandosi agli esami di licenza ginnasiale, ma si dilettava anche a macchiare carta con acquerelli. Chiese a Micu do bar un cartone, ed il giorno dopo apparve affisso al pubblico, fuori dal bar, un dipinto raffigurante un grillo nell’atto di mangiare un gallo. Ovazioni, risate, i più disparati commenti, spunto per ulteriori arringhe ed altre grandi sonore risate.

Ma da quel giorno L’oratore ed il pittore, tra i quali, data anche la diversa età, non vi era mai stata alcuna vicinanza, diventarono i prototipi della più indefinita e più strana Sinistra della nascente democrazia pianopoletana .

E ancora adesso, dopo oltre mezzo secolo, qualcuno me lo ricorda, lamentandosi de cumu è cambiatu stu paise nuastru
Peppe Rifiorati g.rifio@alice.it

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